| La Chiesa Madre SS. Pietro e Paolo |
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La Chiesa, era situata all’interno della cerchia muraria casalboresi. Nel XIII secolo era tributaria della Santa Sede di 7 tarì annui, la decima parte delle sue entrate. Nel 1440 il Gran Siniscalco del regno, don Pietro de Guevara, ne reclamava il diritto di jus patronato ed altrettanto faceva nel 1492 il re Fernando d’Aragona. Originariamente il titolo di parroco della chiesa era di libera collazione, ma avendone nel 1651 l’Università di Casalbore accresciuto le rendite, ottenne dal Vescovo Alessandro Rossi un decreto che privilegiava la priorità dei sacerdoti locali nell’assegnazione del titolo.
Fino alla metà dell’ottocento, accanto alla chiesa funzionava la ruota per i “proietti” collegata con la SS.ma Annunziata di Napoli. A seguito dei danni arrecati dal terremoto del 23 luglio 1930 fu rifatto il tetto. Dopo alcuni anni a seguito del sisma del 1962 la Chiesa e l’annessa torre campanaria furono rase a suolo. Oggi è da annoverarsi tra le tante opere incompiute in quanto è stata avviata la sua ricostruzione ma non è stata mai terminata. (vedi foto in basso). A destra una splendida foto del vecchi campanile. Oggi demolito.

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| La Chiesa di S.Maria della Neve |
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Collocata all’interno della cerchia muraria e collegata direttamente alle vicende del castello marchionale, è da ritenersi di origine molto antica. Fu costruita insieme al castello e quindi prima della Chiesa Parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo.
Nel 1570, durante il priorato di Bartolomeo Nigro, per volere del marchese Marcello Caracciolo, la chiesa fu ricostruita dalle fondamenta.Era lunga quasi sedici metri e larga poco meno di sette. A seguito del terremoto del 23 luglio 1930 subì gravissimi danni e dopo alcuni anni dal terremoto del ’62 il tempio fu raso a suolo.(Nella foto il luogo in cui sorgeva la chiesa) |
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| La Chiesa di S.Maria dei Bossi |
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| Edificata su di una tomba romana a camera absidata risalente al II secolo d.C., in paese viene indicata coma la “Cappella di S.Maria”. Essa è, tra gli istituti di culto casalboresi, quello più antico. La sua prima citazione risale all’anno 450 e recita testualmente “Ecclesia Sanctae Mariae in Casali Albulo”. Questa è appartenuta fino al secolo diciassettesimo ai beni della Chiesa di S.Sofia in Benevento. Da una pergamena del 1102 appartenente alla Cancelleria Pontificia, si evince che la tessa Chiesa era dedicata oltre che alla Madonna, anche a S. Giovanni Battista. L’interesse archeologico del tempio nonché del territorio circostante, in gran parte ancora incontaminato dal punto di vista paesaggistico, hanno spinto la Soprintendenza Archeologica per le province di Salerno, Avellino e Benevento d’intesa con la Comunità Montana Valle Ufita di Ariano Irpino, a redigere un progetto di recupero del monumento con la creazione di un primo nucleo di parco archeologico. Il sito, nel corso dei secoli, è stato sede di continui rinvenimenti archeologici |
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| La Cappella Grotta di S.Michele Arcangelo |
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Durante il pontificato di Papa Felice II (483-492) S.Michele apparve in una grotta del Gargano a Lorenzo Maiorano, Vescovo di Siponto, al quale indicò il modo di debellare i nemici del paese e liberare la città di Siponto assediata dai Barbari. La tradizione vuole che altre tre volte l’Arcangelo Michele sia apparso sul Monte Gargano (492, 493 e 1656). Nel terzo anniversario della prima apparizione il Vescovo comunicò l’accaduto al Pontefice Gelasio I chiedendogli consiglio circa l’eventuale trasformazione della grotta ove appariva l’Arcangelo in luogo di culto, cosa espressamente chiestagli dallo stesso S.Michele. Il Papa gli ordinò di recarsi sul posto in solenne processione coi vescovi della regione. Eseguito l’ordine, riapparve l’Arcangelo che affermò essere la grotta già consacrata dalla sua stessa presenza. La fama di questa grotta, che tanta parte ebbe nella religiosità dei Bizantini e dei Longobardi convertiti, si diffuse in tutta Europa ed ancor di più là dove arrivava l’influenza politica e militare dei popoli su citati. Con la conversione definitiva dei Longobardi beneventani al cristianesimo ortodosso e la proclamazione da parte di questi di S. Michele Arcangelo a patrono del popolo longobardo, il culto dell’Arcangelo raggiunse il massimo livello. Sulla falsa riga del racconto del Monte Gargano che vuole un toro protagonista nella individuazione della grotta sacra, a Casalbore si tramanda, da secoli, una leggenda che attribuisce ad una mucca la scoperta della cavità sotterranea. Infatti, una leggenda racconta di un contadino a cui misteriosamente dalla mandria, che teneva a pascolo, scomparve una mucca. Dopo vane ricerche si accorse che la bestia era sprofondata in una grotta sottostante.
L’accaduto fu interpretato dal popolo, accorso in aiuto, come un segno dell’Arcangelo Michele che già sul Monte Gargano si era servito di un toro per indicare il luogo ove voleva fosse eretto un altare.
La grotta, sita al centro dell’importante viaria della valle del Miscano, fu subito meta di pellegrinaggi. L’otto maggio del 1701 papa Clemente XI concedeva le indulgenze a chi pentito confessato si recava in visita alla grotta. Ancora oggi il popolo casalborese nutre particolare devozione verso l’Arcangelo Michele |

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| Il Convento di S.Maria della Misericordia |
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Esso fu fondato per volontà testamentaria del marchese di Casalbore Marcello Caracciolo, morto il 15 agosto 1585. A tale scopo riservava una somma di 4.000 ducati per la costruzione del complesso e più di 3.000 ducati per la rendita annua del Convento. Soltanto dieci anni più tardi, il 15 marzo 1595, giungeva l’autorizzazione per la scelta del luogo ove sarebbe sorto il Convento. Dopo la morte del marchese Giovanvincenzo Caracciolo nel 1605, l’intera proprietà fu acquistata da Giovanni Carpino, maestro della confraternita della Madonna dell’Arco. Negli anni che seguirono l’edificio fu completato, sul finir del 1700 con vari ampliamenti eseguiti quasi sicuramente dalla famiglia dei Domenicani. Successivo proprietario fu Bartolomeo Maraviglia che lo cedette al Padre liquorino Samuele Gallo di Casalbore.
Nel 1866 seguito della soppressione il monastero passava al demanio. Nel 1895 fu riacquistato dalla famiglia Gallo che lo donava, per la seconda volta, ai frati minori di S.Francesco. Sopravvissute ai vari terremoti che nei secoli si sono abbattuti su Casalbore, le antiche strutture furono rase al suolo alcuni anni dopo il sisma del 21 agosto 1962. L’attuale Convento, ancora in via di ultimazione, poggia su strutture completamente nuove |
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