![]() |
|
|
|
|
|
INTERVISTATO MARIO SALVATORE inserita il 09/02/2008
|
|
|
Il giorno dell’Epifania abbiamo visto come protagonisti del Festival D’Argento gli anziani e i più giovani. Ci ha colpito tantissimo la grinta del nostro, ormai celebre, Mario Salvatore, il componente più anziano del gruppo. Proprio per questo motivo abbiamo deciso di fargli qualche domanda. Mario ha sempre rappresentato un punto di riferimento per la nostra piccola comunità. Da quando fa parte del gruppo teatrale del Centro Sociale della Terza Età e si impegna in varie attività organizzate appunto dal centro, la sua visibilità è cresciuta nell’ambiente dei meno giovani e si è fatto conoscere anche dai più giovani. Ha trascorso 65 anni con sua mogie Maria, che oggi accudisce con amore e a cui vuole tanto bene. Sono rimasta molto colpita durante l’intervista, dei comportamenti di Zio Mario nei confronti della moglie: è sorprendente vedere due persone anziane che riescono a volersi bene come il primo giorno che si sono incontrati. Mario e la moglie vivono qui a Casalbore da una vita, come ci ha detto lui, ha fatto il barbiere, ora però è in pensione . Vorrei subito cominciare ad illustrarvi cosa mi ha detto Mario in questa breve intervista, ringraziandolo anticipatamente.
D. Ti abbiamo visto partecipe a tutte le attività organizzate dal Centro Sociale; come mai la scelta di far parte di questo gruppo e come ti trovi al suo interno ?
R. “ Ho cominciato a far parte di questo gruppo in un secondo momento accodandomi agli altri. Abbiamo subito cominciato a collaborare e mi sono reso immediatamente attivo. Ho avanzato anche alcune idee per migliorare il Centro Sociale. Mi piacerebbe molto se avessimo un mezzo di trasporto, una navetta, da poter trasportare da Casalbore tutti gli anziani che non hanno la possibilità di arrivare ad Ariano o Benevento per fare analisi e controlli medici. Un’altra buona idea sarebbe quella di far venire un medico al Centro per visite specialistiche ed altro. Ma c’è ancora tempo e tutto può essere fatto se c’è l’intenzione. Mi sono affezionato molto alle persone che frequentano il Centro Sociale.”
D. Come ci si sente ad essere, nel senso buono, nell’occhio del ciclone?
R. “Naturalmente ora la gente mi conosce di più e sono contento che mi giudica bene. Nell’ultimo spettacolo però, quello dell’Epifania, non ho potuto dare il meglio di me stesso. Infatti una settimana prima ho avuto un malore e ho fatto poche prove. Inoltre sul palco ho avuto paura di cadere per giramenti di testa; in ogni caso me la sono cavata”
D. E non solo se l’è cavata, è stato eccezionale. Potresti raccontarci un po’ del tuo matrimonio con Maria ?
R. “Ho conosciuto Maria perché vista qualche volta in giro. Non era come ora, prima con le ragazze ci si poteva solo salutare e l’unica occasioni per vedersi e parlare erano i giorni festivi. Successivamente ci siamo conosciuti bene e nel 1943 ci siamo sposati. Facevo il barbiere già da tempo e Maria non viveva in una famiglia agiata. L’ho aiutata molto sotto questo punto di vista. Siamo sempre stati insieme e ci vogliamo ancora bene. Non possiamo mai dimenticare il viaggio che abbiamo fatto tra il 1961 e il 1962 in America, ospiti dei miei cugini. Abbiamo visto tante cose tra cui la Statua della Libertà, le Cascate del Niagara ed altro. L’America mi ha segnato molto anche perché durante la permanenza ho contratto una malattia a quel tempo mortale: il tifo. Sono guarito per fortuna e siamo tornati in Italia. I perenti volevano che rimanessimo, ma tutta la mia vita era qui a Casalbore. Ricordo con gioia quando abbiamo fatto 50 anni di matrimonio; tutti i nipoti ci hanno organizzato una festa. Non avendo figli, sono molto affezionato a loro. ”
D. Come è venuto fuori il lavoro di barbiere ? E soprattutto quanti bambini hai fatto piangere perché non volevano farsi tagliare i capelli ?
R. Non è un mestiere di famiglia: mio papà faceva il contadino. Sono stato il primo in famiglia a cominciare questa professione. Mio padre comprò una macchinetta , naturalmente non elettrica, per tagliare i capelli a me e ai miei 4 fratelli. Cominciai subito a “giocarci” e successivamente aprii questa attività. All’inizio dovevo pagare io le persone che si facevano tagliare i capelli da me. Era il 1938 quando cominciai ad imparare questo mestiere, e da solo. E nel 1939 ero ormai barbiere. Molte sono state le teste che sono passate sotto le mie forbici. Ma molte sono state anche le persone che venivano da lontano per farsi tagliare i capelli da me e che molto spesso non avevano i soldi per pagare. Pensate: entrava gente scalza che non aveva neanche “gli occhi per piangere”. Molto spesso arrivavano anche ragazzi che avevano fatto “filone”. Venivano a riscaldarsi e molto spesso mia moglie Maria doveva cucinare anche per loro. Nel 2003 ho deciso di andare in pensione, ma la voglia di fare è ancora tanta. Moltissimi sono stati i bambini che hanno pianto. Mi arrabbiavo molto quando succedeva questo perché non mi facevano svolgere bene il mio lavoro.”
D. Sappiamo che la tua vita è stata abbastanza movimentata, vero ?
R. “Quanti capuoti agghiu fatto”. La passione per la fotografia mi ha portato molto spesso in situazioni imprevedibili. Come potete notare la mia casa è piena di foto. Mi piaceva molto fare questo. Poi però un giorno mi rubarono la mia macchinetta fotografica e purtroppo non potei più fare foto. Nel 1939 ho cominciato a far parte del movimento Avanguardista. Pensate un po’, sono riuscito a fotografare anche l’assassino di Maria Coretti.
D. Potresti raccontarci qualche fatto divertente che hai fatto nella tua gioventù ?
R. “Ricordo che un giorno con tutti i miei amici ci ubriacammo. Cominciammo a correre per tutto il paese e molti, prima di arrivare al Parco, si persero per la strada. Stavamo sempre a scherzare e quel giorno diedi una calcio ad un mio compagno, nell’occhio. Non potè uscire per un mese perché aveva vergogna di farsi vedere in quelle condizioni. A carnevale era una festa continua. Andavamo girando casa per casa per prendere qualcosa da mangiare.”
D. Molti giovani non ti conoscevano; ora sei un esempio per loro. Cosa vuoi dire a questi ?
R. “Voi giovani non dovete fermarvi di fronte a niente per imparare sempre nuove cose. Il futuro è imprevedibile e, secondo il mio parere, la situazione del mondo cambierà peggiorando. Solo voi giovani potete cambiare questa condizione.”
D. Cosa ne pensi della società di oggi e quali sono le differenze sostanziali tra i tuoi tempi e quelli di oggi ?
R. “La situazione dei nostri tempi non è del tutto buona. Ci sono troppe cose che distraggono le persone dai veri valori della vita: la famiglia, il vero amore e le buone azioni. Tutto ciò può essere migliorato con l’aiuto di tutti, a partire da noi anziani che ne sappiamo di più. Ora c’è tanto benessere, ma molto spesso le persone non riescono a capire che sono tanto fortunati. Ai miei tempi i disagi economici erano tanti. Io ho avuto la fortuna di viaggiare e scoprire il mondo, ma mi sono guadagnato tutto da solo, portando avanti la mia attività.”
Come abbiamo visto Mario ha fatto parte di una società disagiata in cui per i giovani non c’erano grandi possibilità. Per amore ha fatto del bene e non può che essere elogiato. Il suo animo allegro, vivace, gentile è evidente quando si entra nella sua casa. Piccola ma piena di oggetti gioiosi. Una moltitudine di foto colora le pareti di essa e sotto ognuna c’è una vicenda. Come abbiamo visto, molte volte è la povertà, il sacrificio, i valori veri della vita che fanno crescere bene. Ho avuto l’impressione, durante l’intervista, di parlare con mia nonna, purtroppo scomparsa, che mi dava sempre lezioni di vita. Tutto ciò che, questo piccolo ma grande uomo, ci ha raccontato serva da modello, per uno stile di vita diverso per noi e per quelli che verranno.
Ringrazio vivamente Zio Mario per averci raccontato tanti particolari della sua via e per la sua disponibilità.
Zio Mario ha poi concluso: “Spero che il giornale continui ad essere una cosa costruttiva, come si sta vedendo, e che possa migliorare ancora di più. Mi fa piacere che informate tutto il popolo e spero che i vostri sogni si realizzino; intanto avete tutte le capacità per fare i giornalisti. Ragazzi, impegnatevi per un futuro migliore!”
Maria Augusta Salvatore (CasalboreNews) |
|
| Lascia un commento alla notizia sul guestbook! | |
|
L’ U.S. Avellino... e i giovani inserita il 09/02/2008
|
|
| L’Ente Provincia e l’US Avellino, insieme per i giovani, uniti per la gente che ama lo sport quello vero, fatto solamente di tifo e passione. La società biancoverde ha deciso di far tornare il Partenio quello di un tempo, pieno in ogni ordine di posto. La volontà dei lupi è anche quella di Palazzo Caracciolo. Una conferenza per riavvicinare il popolo del pallone, ma soprattutto per far arrivare tanti giovani a supporto dei lupi nella difficile corsa alla salvezza. Una conferenza a cui hanno preso parte: il giornalista Antonio Porcelli che ha moderato l’incontro, l’assessore provinciale allo sport Eugenio Salvatore, l’assessore alle politiche giovanili Walter De Pietro, il DG. dei lupi Fabrizio Lucchesi e i calciatori Alessandro Pellicori e Alessio Sestu. Con loro anche la presidentessa dei Forum Giovani Raffaella Festa. “Ringrazio il Direttore Lucchesi ed i calciatori che sono venuti e sponsorizzare questa iniziativa, che è in sinergia tra l’amministrazione provinciale e l’US Avellino. L’obiettivo è quello di poter magnificare l’immagine della società biancoverde che è la bandiera della nostra provincia. Di portare sempre più in alto i colori della nostra terra. In questo momento insieme all’Air rappresenta il punto cardine del tempo libero-esordisce Porcelli- e della passione degli sportivi”. Gli fa eco l’Assessore Eugenio Salvatore: “Un grazie all’Avellino per questa iniziativa partita dalla società, presieduta dai fratelli Pugliese e che rappresenta l’essenza del calcio nella nostra provincia. Vogliamo promuovere lo sport di eccellenza quello che è l’esempio per tutti i giovani con l’obiettivo di avvicinare dilettanti e professionisti. Due mondi diversi: uno fatto di microsforzi sul territorio, l’altro fatto di grandi sacrifici. Realtà che non sono distanti come spesso si pensa: io ritengo che siano la stessa cosa, hanno la stessa matrice e non possiamo tenerli separati. Dopo gli spiacevoli episodi avvenuti negli ultimi tempi, noi, con questa società che dà lustro alla nostra provincia, vogliamo dimostrare che lo sport è uno strumento sociale, di integrazione. Dobbiamo assolutamente dare l’esempio vista l’importanza del calcio nel nostro territorio. Intendiamo creare un rapporto diretto con i giovani: lo sport come strumento sociale, di coesione, integrazione,di superamento delle diversità fisiche culturali. Si lavora per migliorare la vivibilità in tutti i territori. Penso che insieme si possano ottenere buoni risultati, non manca la volontà, ma un coordinamento dello sforzo istituzionale sul territorio. Penso che in questo momento nessuna realtà possa farlo, anche perché ci sono problemi più importanti. Noi proveremo a lavorare in maniera sinergica con la società”. L’esponente di Palazzo Caracciolo sottolinea l’importanza del calcio in una provincia come quella irpina: “Intendiamo promuovere il territorio su un palcoscenico nazionale grazie alle società che portano alla ribalta il nome della nostra città. Questo è un primo progetto attraverso cui vogliamo coinvolgere la provincia, ma soprattutto i forum giovanili. Le istituzioni servono ad unire le parti. In Irpinia la passione è radicata nei nostri cuori, per un bimbo prima della bicicletta c’è il pallone. I nostri campioni devono rappresentare una guida per i giovani. Questa è solo una prima iniziativa, ci sono altri progetti in cantiere e sono convinto che andranno in porto”. Il microfono torna a Porcelli: “Noi amiamo il biancoverde. Il calcio è dentro ognuno di noi e a, prescindere dalle critiche, costituisce un riferimento notevole. Lo sport sano nel tempo libero rappresenta un grosso punto di riferimento. Il cittadino normale si aggrega a questi ragazzi”. Porcelli: Direttore lei che è una persona estremamente acuta, sia quando interviene nei momenti positivi che in quelli negativi, rispetto a questa sinergia come vede l’US Avellino proiettato nel rapporto con le periferie e i 119 comuni? “Un assist più bello di questo non mi si poteva fare. La sensibilità che ha dimostrato la provincia è importante, fondamentale una sinergia tra le parti. Lo scopo del club è quello di restituire allo stadio la ‘vita’ di una volta, con tanta gente che possa sostenere i nostri ragazzi sugli spalti. C’è bisogno di tornare indietro con gli anni. Attraverso le istituzioni cercheremo di agevolare il servizio e i tifosi. Ci sono grossi problemi, li stiamo risolvendo tecnicamente cercando di avere dei punti vendita sul territorio, se crediamo tutti in questa opportunità possiamo fare bene (nelle scorse ore ne è stato aperto uno a Venticano). C’è bisogno di una educazione allo sport, noi dobbiamo essere un esempio per i giovani. Abbiamo creato, per risolvere il problema dei biglietti in provincia, un percorso privilegiato. In settimana verranno raccolti i nominativi da un addetto ed il sabato, dalle 13 alle 16, possono essere ritirati i biglietti. Inoltre per tutti i comuni, comprese le scuole di Avellino, dedicheremo uno spazio in Tribuna per i ragazzi delle scuole medie inferiori, a rotazione, così da permettere a questi bambini di vivere una sana giornata di sport . È la prima volta che ho trovato un ente così disponibile e di questo sono più che felice, è nostra intenzione rendere facile l’afflusso dai paesi circostanti”. La parola passa a Walter De Pietro: “I forum giovanili hanno un grandissimo spirito di iniziativa su questo territorio. E sono lieti di partecipare ad un progetto estremamente interessante, non va dimenticato che in questa provincia ci sono diverse squadre di calcio. Ci sono paesi che hanno più di una realtà nelle categorie minori. Lo sport è l’unico modo per togliere i giovani dalle strade. C’è grande soddisfazione per il progetto e mi auguro che l’Avellino possa divenire stimolo ed esempio per questi ragazzi. Penso che la vicinanza ai loro idoli possa aiutarli a crescere in maniera positiva”. Breve e circonciso il commento del presidente dei Forum Giovani Raffaella Festa:“ Io rappresento circa 60 forum attivi che rispondono alle chiare esigenze del mondo giovanile: è un pianeta che vive la scuola, disoccupazione, sport. Essere giovani è soprattutto una condizione sociale. La provincia di Avellino ha un territorio vastissimo, gran parte dei comuni nelle zone periferiche. Un settore dedicato soltanto alle scolaresche è occasione unica. Mi auguro che presto i calciatori possano mettere a disposizione del territorio anche la loro immagine per promuovere altre situazioni simili”. Breve il commento dei due calciatori presenti Pellicori e Sestu: “Avere un sostegno maggiore per noi è sempre uno stimolo in più”. Al termine dell’incontro il DG. Lucchesi si è trattenuto con gli organi di informazione. Direttore si spera che già dalla prossima gara contro il Treviso ci sia un maggiore numero di spettatori vista l’importanza del match? “Sicuramente. Avere tanta gente sugli spalti ti responsabilizza, ma il loro calore ci può essere soltanto di aiuto. Ringrazio per questo tutti quelli che fino ad oggi hanno fatto sentire la loro voce”. (di Sabino Giannattasio) IRPINIA NEWS | |
| Lascia un commento alla notizia sul guestbook! | |

|
EMERGENZA RIFIUTI inserita il 08/02/2008
|
|
|
Le conseguenze dell’emergenza rifiuti in Campania le stiamo vivendo anche noi casalboresi. Infatti possiamo notare che nell’ultimo periodo i cassonetti dell’immondizia sono stati strapieni e molti sacchetti di spazzatura li abbiamo visti anche ai bordi delle strade. La situazione non è delle migliori nella vicina Ariano, dove ci sono oltre 10-15 metri di spazzatura vicino ad ogni cassonetto. L’intera regione affoga nei suoi stessi rifiuti e le discariche continuano a rimanere chiuse. A proposito di discariche; come ben sapete il governo ha deciso, per uscire dall’emergenza rifiuti, di aprire le discariche di Svignano Irpino per la provincia di Avellino, di Serre per la provincia di Salerno, di Sant’Arcangelo Trimonte per la provincia di Benevento e la discarica di Terzigno e Pianura per la provincia di Napoli.
Soffermiamoci sulle due più vicine a noi, cioè quella di Savignano e Sant’Arcangelo. Aprire due discariche a pochi chilometri di differenza e considerando anche quella di Difesa Grande ad Ariano Irpino riteniamo sia un atto avventato, non solo per le gravissime conseguenze sulla salute dei cittadini che ancora una volta devono pagare errori e responsabilità dei pubblici amministratori, ma anche per le gravi conseguenze che queste discariche avranno sulle splendide aree naturali presenti nei nostri luoghi.
Le cause principali alla base dell'emergenza rifiuti in Campania sono individuate nei ritardi di pianificazione e di preparazione di discariche idonee avvenute solamente dal 2003, nell'inappropriato trattamento dei rifiuti nei sette impianti di produzione di CDR (combustibile derivato dai rifiuti), nei ritardi nella pianificazione e nella costruzione di inceneritori, dovuti a prescrizioni della magistratura sui progetti in essere e finalizzate ad una maggiore tutela dell'ambiente, ostruzioni ai piani della Regione da parte della popolazioni di alcuni territori e anche da parte della camorra, nei ritardi nella pianificazione e nella costruzione di impianti di compostaggio della frazione organica dei rifiuti proveniente da raccolta differenziata, ed infine nei livelli di raccolta differenziata molto bassi.
Le popolazioni sono stufe, avvilite e stanno imputridendo insieme ai loro rifiuti. La gente è preoccupata soprattutto per l’allarme diossina lanciato dell'Istituto di ricerche farmacologiche di Milano. Le discariche infatti sono in grado di causare un aumento significativo della mortalità per tumori e di malformazioni.
Pertanto, pur nella consapevolezza del gravissimo stato di emergenza che impone decisioni urgenti e razionali da parte degli Organi commissariali, il Wwf esprime una netta opposizione all’ipotesi prospettata e auspica una gestione intelligente e democratica dei rifiuti (raccolte porta a porta, compostaggio dei rifiuti organici e riciclaggio di tutto il resto). Gestione, tra l’altro, già avviata con successo in molti comuni campani.
Detto questo, spero solo che non arrivi mai il giorno in cui, anche noi cittadini casalboresi, dovremmo scendere in piazza per protestare contro l’apertura di una discarica, anche se, secondo il mio modesto parere dovremmo già farlo per solidarietà per le discariche di Savignano e Sant’Arcangelo.
Enzo Tutolo (CasalboreNews) |
|
| Lascia un commento alla notizia sul guestbook! | |

|
LA S.I.R.? “ROBA DA MATTI“ inserita il 08/02/2008
|
|
|
Quando nel 2004 fu trasferito presso i locali del Convento Francescano il reparto dell’ospedale di Bisaccia che ospitava gli psicotici cronici, persino in un’assemblea pubblica si disse: “hanno portato i matti a Casalbore”, offendendo la dignità e la condizione di quelle persone che purtroppo vivono un disagio psichico.
Oggi che quella struttura è stata chiusa c’è chi si chiede perché sono andati via coloro che avrebbero avuto bisogno di un gesto di umanità e di sensibilità sin dall’inizio e non solo ora.
A tale proposito nell’editoriale pubblicato sul numero 3 Anno II de “”IL POLISPORTIVO” , si fa ampio riferimento alla chiusura della SIR di Casalbore e a riguardo mi preme fornire qualche chiarimento perché siano chiari ruoli e responsabilità, soprattutto quando in una questione dove il Comune ha svolto un ruolo importante , si parla di spreco di risorse, illusione di posti di lavoro, di persone trattate come pacchi postali, ecc..
Per avere un quadro corretto della situazione è opportuno conoscerne la storia.
L’Amministrazione da me retta, fin dall’inizio ha cercato di reperire le risorse necessarie per completare la annosa ricostruzione del convento francescano (o seminario serafico), abbattuto dopo il sisma del ’62 e finanziato solo parzialmente con le provvidenze della legge 1431/62.
Nonostante gli enormi sacrifici dei Frati Minori per il completamento con risorse proprie, restava infatti da terminare il lato sud della struttura che rischiava col tempo il progressivo degrado strutturale.
Nel 2004 allorché fu attivato il parco eolico, dato che l’Amministrazione Comunale aveva deciso di destinare una parte delle risorse provenienti dal canone del parco stesso ad attività di interesse sociale, il Consiglio Comunale deliberò un contributo a favore dell’Ente Frati Minori per il completamento almeno del primo piano della struttura in questione.
Così avvenne e contemporaneamente i Frati Minori si dichiararono disponibili ad ospitare nel plesso completato attività che avessero fini sociali compatibili.
Tale disponibilità si incrociava con la richiesta dell’ASL AV1 di avviare nel nostro Comune un primo presidio ospedaliero trasferendo il reparto dell’ospedale di Sant’Angelo dei Lombardi che ospitava gli psicotici cronici. Nella convenzione era espressamente prevista anche l’ipotesi di completamento eventuale del piano superiore per ampliare la struttura ad altri servizi socio sanitari (espressamente definito come centro diurno).
Questo significava per il nostro Comune cominciare ad avere quello che avevamo sempre chiesto, ossia la presenza di un presidio medico dell’ASL, dal quale partire per poter ampliare i servizi alla cittadinanza, soprattutto quelli d’emergenza.
La struttura quindi veniva adeguata e risultava idonea (come si può leggere anche dalla documentazione agli atti del Comune) per un’attività socio sanitaria con un numero di posti letto inferiore a 15 che, come previsto dalla normativa regionale, non necessita di scala di emergenza, benché questa fosse stata predisposta e ancora da installare (perciò è errato affermare “scala di emergenza prevista dalla legge” e parlare di porte pericolose che danno nel vuoto essendo le stesse ermeticamente chiuse e sicure).
Il SIR è stato chiuso non per un provvedimento sanzionatorio dei NAS, ma per una volontaria disposizione dell’ASL che, a seguito dell’ispezione dei Carabinieri, rilevando la necessità di apportare degli adeguamenti alle esigenze del servizio, ha preferito sospendere momentaneamente l’attività, riservandosi di riprenderla ad interventi effettuati (nessuno ha violato le regole e cercato sotterfugi come affermato nell’articolo de IL POLISPORTIVO).
Dei citati inadempimenti relativi alla legge 626 tutti sappiamo che la responsabilità attiene al datore di lavoro, che in tal caso non era certo il Comune, né i Frati Minori.
Concludendo sulla domanda finale dell’articolo pubblicato da IL POLISPORTIVO (il fine giustifica davvero i mezzi?), credo che il Comune con i mezzi investiti abbia raggiunto il proprio fine e non abbia sprecato risorse rendendo funzionale una struttura che ha un’importanza sociale per l’intera collettività e che ora è (sempre nel rispetto della volontà dei frati) autorizzata per attività di carattere socio sanitario di livello intermedio (inferiore a 15 posti letto) e potrà esserlo per livello residenziale con l’installazione della scala di emergenza (tra l’altro ben custodita e non abbandonata come affermato ancora una volta impropriamente nell’articolo).
L’obiettivo era questo. Poteva essere o potrà essere in futuro migliorato, ma solo se di fronte alle difficoltà si cerca di trovare tutti insieme il modo di superarle e non solo di discuterle, magari senza cognizione di causa.
Eugenio Salvatore (CasalboreNews) |
|
| Lascia un commento alla notizia sul guestbook! | |

|
L'AZIONE CATTOLICA DA 60 ANNI inserita il 22/01/2008
|
|
|
Era da un po' che non trascorrevo del tempo a scambiare due parole con la mia maestra dell'elementari Geda Salvatore. L'occasione mi è stata data una mattina nel pullman che da Casalbore porta a Montecalvo e poi ad Ariano Irpino. Un breve tragitto che è bastato per far ritornare lei dietro la cattedra e me tra i banchi di scuola, a ricordare simpatici aneddoti legati alle trascorse giornate in classe fino ad arrivare a parlare di situazioni più attuali. La conversazione è poi proseguita su altri temi ricordando l'impegno assiduo e costante della mia interlocutrice nell'Azione Cattolica del nostro comune. E' nata così l'idea di un'intervista più approfondita in merito all'argomento.
Geda Salvatore, da quanti anni fa parte dell'Azione Cattolica parrocchiale di Casalbore?
Da circa 60 anni. Sono entrata a farvi parte all'età di 7 o 8 anni come Beniamina.
Che cosa l'ha spinta ad esserne partecipe per così tanto tempo?
Prima di tutto il desiderio di approfondire la mia Fede. Ho sempre avvertito il bisogno di andare a fondo nella formazione cristiana. Negli incontri settimanali in A. C. da fanciulla prima, da adolescente poi e successivamente da adulta ho sempre ricevuto tanta "LUCE" che mi sorge spontaneo il bisogno di gratitudine al Signore, agli assistenti diocesani, parrocchiali, a tutti i responsabili e ai soci di questa Associazione. E poi il bisogno di fare qualcosa per gli altri. Fin da ragazza mi sono sempre chiesta: cosa posso fare per chi vive accanto a me e non è ancora consapevole dei doni che il Signore ogni giorno ci concede? Cominciai, allora, ad impegnarmi in parrocchia come catechista dei fanciulli che dovevano ricevere la prima comunione. A 17 anni divenni responsabile di A. C. come presidente parrocchiale della Gioventù Femminile, per poi diventare presidente diocesana a 19 anni. Tremai pensando alla grande responsabilità che mi assumevo. Chi ero io per accettare un simile incarico? Mi sentivo così piccola ed impreparata ad organizzare con gli altri membri di Consiglio incontri di formazione per responsabili, campi-scuola per giovani, a visitare in diocesi i vari gruppi parrocchiali dell'associazione. I miei genitori erano, intanto, preoccupati per me, temevano per la mia salute. Non potevo, inoltre, esonerarmi dalla partecipazione a Roma dei vari convegni, alle Assemblee Nazionali, dei corsi di formazione a livello regionale. Benedico ancora oggi il Signore per la stupenda esperienza vissuta nel Corso Nazionale per responsabili subito dopo la chiusura del Concilio. Attraverso lo studio dei vari documenti conciliari, in particolare della "Lumen Gentium" e della "Graudium et Spes", scoprivo meglio la funzione che ciascuno di noi ha nella Chiesa. Scoprivo la bellezza di essere LAICI, di testimoniare con la vita la fede. Tornai nel mio ambiente, al mio lavoro di ogni giorno nella Scuola con una marcia in più, con una grinta nuova.
Da quanti anni esiste l'Azione Cattolica a livello parrocchiale a Casalbore?
La Gioventù Femminile di A.C. è sorta intorno al 1950 per interessamento dell'assistente diocesano di allora mons. Donato Minelli. Le prime dirigenti in paese che parteciparono ad un convegno a Pompei sono state le sig.re Natalina Bruno ed Antonietta Bruno. Tutte e tre ricordiamo con grande gioia quella occasione di apertura a livello regionale. Nel 1958 molte giovani casalboresi parteciparono al grande raduno a Roma in occasione del quarantennio della G. F. sorta nel 1918; la Gioventù Maschile ha preso vita, invece, nel 1868. L'A.C. a livello parrocchiale a Casalbore continua ad essere solo femminile fino a quando con l'unificazione nei tre settori Adulti, Giovani ed A.C.R. con lo Statuto Nazionale entrato in vigore nel 1968, si arricchì della presenza di un bel gruppo di giovani e ragazzi. Attualmente è formata da un gruppo di adulti in prevalenza di genere femminile e da un piccolo gruppo di ragazzi A.C.R, mentre il Presidente Parrocchiale è l'ing. Giuseppe Petrone. I soci del settore Adulti sono impegnati in prevalenza nell'ambito familiare, di lavoro o nell'assistenza a persone anziane. Essi si rendono disponibili come possono nella Comunità parrocchiale. Ci apprestiamo a celebrare nel 2008 con tutta l'A.C. a livello nazionale e mondiale i 140 anni dalla sua nascita (1868) riscoprendo i valore dell'Adesione nell'Associazione, il cammino storico della stessa ai vari livelli, intensificando il lavoro di formazione personale e comunitaria. Soprattutto ci apprestiamo a divenire nel nostro piccolo "Testimoni di Speranza" in sintonia con la proposta formativa dell' A. C. nazionale.
Cosa la spinge oggi a rinnovare ancora una volta l'8 dicembre la sua adesione in A.C.?
La consapevolezza che la formazione cristiana è sempre in atto è a carattere permanente. E in secondo luogo l'esigenza non tanto di FARE qualcosa per gli altri ma di ESSERE, con la piccola testimonianza della mia vita nel momento storico che sto vivendo a livello familiare, testimone di speranza. Mi preparo al nuovo anno sociale in A.C. cercando di far tesoro della lettera Enciclica di Papa Benedetto XVI dal titolo "Spes Salvi" (Nella speranza siamo stati salvati) rivolta ai vescovi, ai presbiteri e ai diaconi, alle persone consacrate e a tutti i fedeli laici sulla speranza cristiana. Appena ho preso visione di questa lettera ho ringraziato il Signore che nel momento opportuno pone accanto alla Chiesa i Pastori che meglio possono guidarla insieme a tutta l'umanità verso un futuro di Speranza e di Bene.
A tal proposito il giorno dell'Immacolata, a conclusione della S.Messa delle 11.30, P.Demetrio Dell'Oglio ha benedetto e distribuito le tessere ai soci dell'Azione Cattolica di Casalbore. Ha distribuito le tessere dell'anno 2008 agli iscritti ragazzi, giovani e adulti. Il presidente locale, Giuseppe Petrone, a fine rito, ha offerto un buffet freddo a tutti gli iscritti. A tutti i soci che si apprestano a rievocare i 140 anni di AC nazionale ed i 60 di quella parrocchiale auguriamo di contribuire sempre più allo sviluppo culturale , religioso e sociale del nostro paese.
Riportiamo ora l'elenco dei soci dell'anno 2007/2008
Tesserati Azione Cattolica Ragazzi : Caggiano Marco; Di Giulio Carmine; Gagliardi Katia; Iarriccio Gianluca; Ignelzi Silvana; Luongo Maria Nicole; Luongo Francesca; Nigro Vincenzo; Ocone Elena; Ocone Vittorio; Rotondo Maria Rita.
Tesserati Giovani : Tutolo Ettore.
Tesserati Adulti : Antonaccio Maria; Bruno Antonietta; Coluccio Antonietta; Corso Lucia; De Matteis Rita; Gambarota Alba; Petrone Giuseppe; Pierro Lorenzina; Salvatore Geda; Salvatore Emilio; Salvatore Piera; Tedesco Rina; Tutolo Maria; Virgilio Lucia; Zotti Patrizia.
Simona Carpinella - CasalboreNews |
|
| Lascia un commento alla notizia sul guestbook! | |
